Smart Working: impatti sulla ricerca e selezione del personale

Lo smart working, ancora per poco imposto dalle misure di contenimento della pandemia, è destinato a diventare una modalità di lavoro abituale in tutto il mondo.

Dopo averne sperimentato i vantaggi – riconosciuti anche dalla maggior parte di imprenditori e manager – i dipendenti non vorranno rinunciarci completamente. Toccherà quindi alle aziende e agli uffici HR disegnare una policy di lavoro a distanza che li soddisfi e prenda in considerazione sia le loro esigenze che quelle dei dipendenti.

Non sorprende quindi che un fenomeno così rilevante, da avere profondi impatti anche sul tessuto economico, sociale e urbanistico , abbia diversi effetti concreti anche sull’attività di ricerca e selezione.

In estrema sintesi indichiamo:

  • Riduzione del time to hire - Un time to hire elevato comporta una serie di problemi: aumentano i costi di selezione, le posizioni restano a lungo vacanti, i candidati migliori possono aver già scelto un’altra azienda; con i video colloqui risulta più agevole incrociare le agende di recruiter e candidato riuscendo quindi a concentrare un gran numero di colloqui e accelerare il processo di selezione.
  • Allargamento dei confini per la ricerca dei talenti - Le aziende che hanno iniziato a prevedere posizioni totalmente in remoto hanno il vantaggio di poter cercare e assumere talenti da qualunque parte d’Italia, ma anche per soluzioni ibride(2-3 giorni di smart working) si potrà attingere ad un portafoglio più vasto di candidature.
  • Modifica delle priorità dei candidati - nella classifica dei benefit più apprezzati e ricercati da candidati e dipendenti lo smart working ha guadagnato numerose posizioni, tanto da poter influenzare la loro decisione finale.
  • Digital Skill irrinunciabili - a inizio 2020 le aziende – che fossero pronte o meno – hanno dovuto trasferire molti dei loro processi online. Il più grosso ostacolo sul loro cammino è stata la scarsa diffusione delle competenze digitali tra la forza lavoro a cominciare, com’è naturale, delle generazioni più anziane; questo enorme stress test ha spinto le aziende italiane ad investire sulla formazione delle competenze digitali per colmare il gap con gli altri paesi. Anche in futuro le competenze digitali saranno tra le più ricercate dai recruiter, che dovranno essere capaci di farle emergere e riconoscerle.


In conclusione la Ricerca e Selezione del personale ha dovuto modificare il suo approccio ai candidati e il suo “protocollo” di selezione adeguandosi alle limitazioni imposte dalla pandemia e, come abbiamo visto, migliorando la produttività ed allargando gli orizzonti;  

in fondo però, pensandoci bene, si è persa quella “cerimonia” del ricevimento, della stretta di mano, della relazione, eventualmente, “empatica” ottenuta con il candidato giusto ma questi ultimi aspetti non hanno riguardato solamente la selezione del personale ma tutta la nostra vita sociale che dovrà presto riprendersi i propri spazi dopo questa lunga parentesi di isolamento obbligato.

Mariella Farina